Un’interessante teoria antropologica fa risalire le origini del bacio alla preistoria: pare infatti che le nostre antenate per nutrire la prole sminuzzassero il cibo nella loro bocca prima di passarlo, attraverso una sorta di bacio alimentare, ai loro piccoli: un modo di nutrire i bambini simile a quello degli uccelli, che ci fa sorridere, ma che, come sostiene il celebre etologo inglese Desmond Morris, la nostra specie ha probabilmente praticato per più di un milione di anni.
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I baci più antichi delle arti figurative sono quelli conservati negli scavi di Pompei e nel Gabinetto Segreto del museo archeologico di Napoli, ma il bacio più celebre della storia è quello di Giuda, per secoli l’unico bacio permesso tra le creazioni dell’arte. Il soggetto è stato quindi replicato infinite volte raggiungendo l’apice con le raffigurazioni di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. In seguito l’iconografia sarà rivisitata da altri sommi artisti, ma l’episodio va via via perdendo la sua centralità poichè il bacio si è nel frattempo liberato da quell’aura di peccato ed è riconosciuto come espressione di affetto e di amore.
Dopo l’interminabile cappa di silenzio che aveva avvolto questa perentoria manifestazione di sentimento nell’espressione artistica è di nuovo il genio di Giotto a celebrare altri esempi di baci: tenero ed umanissimo quello che si scambiano i genitori della Vergine davanti alla Porta Aurea, come altrettanto celebri sono quello dei Re Magi al Bambinello in fasce e della Maddalena ai piedi del Cristo crocifisso. Sono questi gli anni in cui i poeti di corte fanno del bacio il fulcro delle loro narrazioni ed i pittori si fanno più espliciti ed audaci prendendo a rappresentare approcci di labbra sempre più amorose e sensuali, preludio allo scatenarsi delle passioni: gli artisti utilizzano il pretesto mitologico ed affidano il brivido del bacio a labbra divine facendo rivivere sulla tela le tresche amorose cantate da Ovidio, Catullo ed Omero.
Nel frattempo Dante in un solo verso: “la bocca mi baciò tutto tremante” fissa per l’eternità l’ansia di due corpi che fremono e di due labbra che si cercano. Poche sillabe poi a tracciare il delicato confine tra felicità terrena e perdizione infernale: è il famoso bacio tra Paolo e Francesca, che il sommo poeta colloca nel girone infernale dei lussuriosi, pur comprendendo la forza dell’amore che li ha spinti ad infrangere le regole della morale e della convivenza.
La passione, anche dei sensi, non era mai stata così rappresentata nella nostra letteratura. La lirica, in particolare, si atteneva di norma a quello che è comunemente definito “il paradosso dei trovatori”: l’amore sussiste a condizione di non essere appagato; e persino la parola “bacio” si trova in quei testi ben di rado. Con Paolo e Francesca, invece, l’amore si concretizza in bacio, presto seguito dall’amplesso cui Dante allude con famosa reticenza «quel giorno più non vi leggemmo avante».
Restando in campo letterario indimenticabili poi le pagine che Shakespeare ha dedicato al bacio, da quello tra Giulietta e Romeo a quelli fatali di Otello e Desdemona; ma già nell’antica Grecia, prima ancora del celebre carme V di Catullo (I secolo a.C.) “Dammi mille baci e poi cento, poi altri mille e poi ancora cento[…]fino a non poterli più contare”, la lirica aveva fatto del bacio il fulcro di tanti episodi a sfondo erotico, dallo stupendo Lamento per Adone, alla poesia di Stratone di Sardi, che nei suoi cento epigrammi omosessuali esalta il bacio tra l’adulto e l’adolescente: “Morto ti faccio coi baci? La credi un’ingiuria codesta? – Fammi pagare il fio: baciami tu!”.
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Sul finire del Cinquecento, Giambattista Marino, sensuale nella vita come nella lirica, sfoggia una sfacciata propensione a disseminare di baci caldi ed appassionati le esaltanti nudità delle sue amate, ma verranno tempi nei quali l’erotismo subirà pesanti limitazioni da regole morali e comportamentali molto rigide: verranno gli anni della restaurazione civile e politica, ma saranno proprio i divieti, istituzionali e morali, a rendere il bacio l’ambito coronamento dei più grandi amori. Nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, capolavoro di Ugo Foscolo, il bacio rappresenta quasi un’apoteosi del divino: «Odilo, la mia bocca è tuttavia rugiadosa d’un suo bacio e le mie guance sono state inondate dalle lacrime di Teresa. Mi ama, lasciami in tutta l’estasi di questo giorno di paradiso…».
Ma per raggiungere il colmo della lussuria attraverso il bacio occorre spingerci al crinale tra Otto e Novecento, da dove dà un ininterrotto spettacolo di sé il Poeta attore per definizione, Gabriele D’Annunzio che traspone in versi le sue «imprese» erotiche con un protagonismo ed un narcisismo sfacciati.
Con Klimt siamo già nel Novecento e nel suo famosissimo Bacio egli ha voluto immortalare l’attimo fuggente in cui universo maschile e femminile si compenetrano, materializzato nel gesto e nella crisalide aurea in cui i due amanti sono racchiusi, in un anelito di pura sensualità ed ascesi mistica.
Infine, negli ultimi decenni anche fotografia e cinema, si sono cimentati nell’ardua impresa di immortalare la magia del bacio, dal V-J Day in Times Square di Alfred Eisenstaedt a Le Baiser de l’hôtel de ville di Robert Doisneau, dal “Lesbian Nude Girls Kiss Bare Breast Touching Erotic” di Helmut Newton al primo bacio lesbo in Mulholland Drive di David Lynch, dal bacio fra suora e prete di Oliviero Toscani per Benetton al “Bruderkuss” bacio fra Erich Honecker e Leonid Brežnev dell’artista Dmitri Vladimirovich Vrubel.