Metabolizzato il dono della parola e aggiustate giorno dopo giorno le ovvie insicurezze di dizione, i bambini dopo i due anni usano la voce per dare libera uscita ai loro pensieri, incalzando i genitori con domande a cui non è sempre facile dare una risposta che li soddisfi completamente.
“Mamma dov’ero io quando tu eri piccola?”
“Babbo? Ma i soldati che muoiono in guerra sono buoni o cattivi?”
Oltre ai dubbi più o meno esistenziali, ci sono una serie di frasi, vere e proprie perle d’ingenuità, a dimostrazione di una logica per certi versi inattaccabile.
“Papà io non voglio invecchiare!”
“Mamma domani vai a comprare dei soldini, mi servono per il mio maialino salvadanaio!”
La raccolta di chicche verbali nasce come un gioco fra genitori, amorevolmente divertiti, ma consapevoli al tempo stesso che in futuro l’archivio di ipse dixit divertirà anche i loro figli diventati grandi.
“Mamma non dire così, mi fai arrostire!”
“Ha urlato talmente forte che mi ha fatto male ai crimpani!”
Nessun pediatra è stato maltrattato per la stesura dei testi che non hanno nulla a che fare con la pedagogia. L’autore, quello adulto, ha coniato un titolo per ogni frase e ha aggiunto delle riflessioni al suo personale manuale di sopravvivenza per genitori.
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