Zero, su Netflix la serie italiana che dà voce agli invisibili: “Che sia l’inizio di un cambiamento…”

C’è il mondo di oggi con i suoi temi e i suoi problemi, le sue speranze, le sue tante domande e le poche risposte.

C’è uno spaccato di realtà molto più vera – e allo stesso tempo fantastica – di quella pretendono di raccontarci.

Zero: la nuova serie Netflix tutta italiana che debutta sulla piattaforma in contemporanea ad altri 190 Paesi del mondo.

8 episodi per raccontare il tema degli italiani di seconda generazione, della vita di periferia di una grande città: diversità, accettazione, impegno sociale. E per raccontare temi universali che nulla hanno a che fare con il colore della pelle o l’estrazione sociale: amicizia, amore e l’importanza di fare gruppo. A mettere insieme tutto questo ci ha pensato Menotti, già sceneggiatore di Lo chiamavano Jeeg Robot (2016).

Tutto nasce da un’idea di Antonio Dikele Sistefano. 28 anni, italiano di Busto Arsizio con genitori angol. Auotore di tanti libri. Dal suo Non ho mai avuto la mia età è stata liberamente tratta la storia della serie. «In Zero c’è un bel po’ della mia storia di ragazzo “afroitaliano” vissuto fuori dal centro, in tutti i sensi», spiega Distefano. «Zero è la storia di chi accetta la propria diversità. Ma non bisogna fare l’errore di pensare che Zero parli di tutti i ragazzi di seconda generazione. Parla di valori e sentimenti, che sono validi a prescindere dal colore. Quando il colore della pelle non sarà più al centro del dibattito, quando sarà normale vedere serie italiane con persone di altre origini, allora finalmente quella sarà la normalità. Avremo vinto quando parleremo della storia e non del nostro colore».

Omar è un ragazzo italiano di seconda generazione. Vive nel Barrio, quartiere della periferia di Milano, e sogna di fuggire. Lo fa fare al personaggio del fumetto che ha disegnato Zero. Ma, nella realtà, fa il rider per mantenersi. Ha la sensazione di essere invisibile per il mondo: dalla famiglia allo Stato Italiano fino ai ragazzi del suo quartiere. Fino a quando un giorno non lo diventa davvero.

Da qui partono le avventure di questo supereroe per caso. Che si trova a dover difendere il Barrio da chi lo vuole distruggere. Non un impresa facile. Ma come ogni supereroe che si rispetti, non è mai solo. Perché Zero, nel frattempo, ha scoperto l’amicizia di Sharif, Inno, Momo e Sara, e forse anche l’amore per Anna.

Professionisti e debuttanti assoluti. C’è un po’ di tutto in Zero. A comiciare dal protagonista Giuseppe Dave Seke, alla sua prima esperienza attoriale. «Pensavo di non essere all’altezza, quando pronunciavo il nome Netflix mi tremava la voce», dice l’interprete di Omar/Zero. «All’inizio sembrava assurdo ma abbiamo passato tre mesi in lockdown dentro a un albergo per provare e alla fine eravamo pronti per girare».

Gli altri attori sono altrettanto giovani e impegnati. Come il torinese Haroun Fall (Sharif) l’amico del cuore di Omar, diplomato al Centro sperimentale di cinematografia e con il pallino della moda. O la 27enne Beatrice Grannò (Anna), che abbiamo visto in diverse fiction Rai, a cominciare da Don Matteo. Il rapper Richard Dylan Magon (Momo), lo abbiamo visto a The voice of Italy. E la Daniela Scattolin (Sara) di Tolo tolo (2019).

C’è un’altra protagonista che non ti aspetti in Zero: Milano. Nessun altra città, proabilmente, avrebbe potuto fare da sfondo a questa storia. Barrio non esiste. Ma ha preso in prestito le strade e gli angolo della Barona. Quartiere periferico a sud del Duomo, dove lo spazio multifunzionale Barrio’s è un importante luogo di aggregazione.

L’altro grande punto di forza della serie di Netflix è la musica. La colonna sonora è fatta dai protagonisti della nuova scena musicale italiana. Ne abbiamo avuto un assaggio a Sanremo 2021. Si parte con Zero, la canzone originale composta e cantata da Mahmood. Che ha curato anche le musiche dell’ultimo episodio. Si passa poi a 64 barre di Paura di Marracash.

Ma per tutti gli 8 episodi la musica è fondamentale. E varia. Si spazia tra rap, urban, trap e R&B. C’è Tha Supreme con Blun7 a Swishland, ed Emis Killa con Fuoco e Benzina. Ci sono Bloody Vinyl, Slait, Tha Supreme feat. Mara Sattei e Coez con Altalene, Madame con Voce e Ginevra con Rajasthan. Accanto ai successi nostrani anche uno sguardo al panorama internazionale con brani ricercati e multi-culturali, tra grandi classici e novità. C’è Lil Wayne con Uproar, e Alborosie con Cry. Ci sono Amadou and Mariam feat. Manu Chao con Sénégal Fast Food, Nahaze con Behind e Ama Lou con Northside.