Nobuyoshi Araki, A’s Lovers
Stimato come il più illustre fotografo giapponese vivente – e senza dubbio il più controverso – Nobuyoshi Araki
è fra gli artisti più provocatori e conosciuti attualmente, le sue fotografie si trovano in tutti i maggiori musei del mondo.

Amante della femminilità e della Polaroid come Helmut Newton, per oltre trent’anni ha lavorato a un progetto a lui molto caro: un ritratto della città di Tokyo che andasse al di là dei valori morali e dei tabù, sfidando le convenzioni artistiche e sociali del Giappone postbellico e richiamandosi alla ricca storia nipponica intessuta di costrizioni, spirito mercantile ed erotismo.

Il 26 Marzo 2012 sarà disponibile la prima edizione – senza censure – di Tokyo Lucky Hole, libro in cui giustappone nature morte, foto di nudo e ritratti espliciti.

Le foto raccolte sono state scattate fra il 1983 e il 1985 a Kabukichō, storica zona a luci rosse di Shinjuku, un quartiere di Tokyo che fu chiuso dalle autorità nel 1985. Con oltre 850 fotografie Araki racconta la città proibita: i clienti che devono essere sempre soddisfatti, le prostitute dopo una giornata di lavoro, gli schiavi nella gabbia della dominatrice, le ragazze dei peep-show.

L’anno sorso è uscita per Phaidon la versione italiana di “Self Life Death“, libro-summa dell’opera del fotografo. “Nobuyoshi Araki: Io Vita Morte“, questo è il titolo italiano, raccoglie quasi 50 anni di carriera dell’artista giapponese, con contributi scritti da Araki stesso, dalla curatrice del Palais de Tokyo di Parigi Akiko Miki, dalla sua collaboratrice storica Yoshiko Isshiki e da Tomoko Sato, curatrice della Mucha Foundation di Praga.

Conosciuto in Italia soprattutto per le foto provocanti di giovani legate con la tecnica rituale dello shibari, Araki ha anche raccontato in immagini, raccolte in questo libro, l’amore con la moglie Yoko, il loro viaggio di nozze (Sentimental Journey, 1971) e la malattia di lei (Winter Journey, 1991).

Araki è considerato un vero maestro del linguaggio scevro da falsi moralismi, tanto crudo quanto esteticamente affascinante, e ispira in occidente il lavoro di molti artisti, tra i quali la musicista Björk (sua è la copertina del remix di “Telegram“).

All’interno delle sue opere non mancano mai gli elementi della vita e della morte, l’esigenza di immortalare un soggetto è come un atto d’amore e non gli viene dalla testa, ma dal basso ventre, non cerca di cogliere semplicemente la bellezza esteriore, ma l’anima, perciò, afferma, “le donne sono tutte bellissime per me, non importa il loro aspetto e la loro età“. Con buona pace di chi era già pronto a sollevare la questione “donna-oggetto“.

Nato nel 1940 a Tokyo, Araki, dopo aver studiato fotografia, si trasferisce per lavoro a Dentsu, presso un’agenzia pubblicitaria, dove conosce la futura moglie Yoko, amica, amante, modella e complice della sua vita.
Inizia a scattare foto nel Giappone post bellico portando presto al centro della sua opera temi come erotismo, prostituzione e lo spirito commerciale tipico del Paese del Sol Levante.
Ha pubblicato più di 350 libri ed è considerato uno degli artisti più prolifici di sempre. Ha lavorato anche per riviste come Déjà-Vu, Playboy ed Erotic Housewives. È stato più volte arrestato in Giappone, anche se non è mai finito in carcere, con l’accusa di oscenità; anche il direttore di un museo subì l’arresto per aver esposto delle sue foto. Nel 2005 il regista Travis Klose ha realizzato un documentario sulla sua arte dal titolo Arakimentari.

NOBUYOSHI ARAKI. Photos & Polas.
In mostra a Milano dal 15 Marzo al 21 Aprile
Zonca & Zonca
Via Ciovasso Milano

Vernissage 15 Marzo, 2012 – 19:00