L’osservatorio astronomico di Brera di Merate dice addio all’astrofisica 91enne Margherita Hack, che alla specola di via Emilio Bianchi, succursale dell’istituto di ricerca milanese, ci ha lavorato per due lustri.
Un periodo importante per lei, dove ha compiuto studi sulla spettrografia stellare, eppure non dei più felici, sotto il profilo professionale e umano, a causa dei complicati rapporti e delle gelosie con i colleghi.

Persona di grande spirito la Hack, dall”ironia per nulla celata, al “perché proprio Merate?” la prima risposta fu: “perché prima lì c’era un manicomio, forse per questo, perchè gli astronomi sono un po’ matti“.

Due le vere ragioni che hanno spinto quella che all’epoca era una libera docente fresca di nomina ad approdare in Brianza, come ha raccontato lei stessa nella propria autobiografia “Nove vite come i gatti”.
«Innanzitutto all’epoca Aldo (il marito Aldo De Rosa) e io vivevamo ancora dai miei ed era arrivata l’ora di trovarci una casa tutta nostra. A Merate gli astronomi avevano diritto all’alloggio di servizio e a quanto pare lì ce n’erano tanti. Ma si partì anche per una ragione più nobile: a Merate c’era un telescopio con un’apertura di un metro e uno spettrografo pensato per la spettrografia stellare, che era il mio campo. Il cielo della Brianza era un’incognita perpetua: se veniva un temporale c’erano due notti limpide assicurate, e poi tornava, implacabile, la nebbiolina brianzola! Il telescopio di Merate era un Zeiss, donato dalla Germania all’Italia nell’ambito dei risarcimenti della Grande guerra. Era un telescopio da un metro di diametro e per l’epoca si può dire che fosse grande”.


Nonostante le migliori aspettative tuttavia si è subito dovuta scontrare con quelli che ha definito «tutti i difetti del mondo accademico». L’unica fortuna è stata che il direttore dell’epoca, «un vero e proprio barone con il suo codazzo di schiavetti, stava sempre a Milano», salvo manifestarle tutta la sua antipatia quando invece rimaneva in sede. Tra una borsa di studio in Olanda e viaggi negli Stati Uniti è comunque riuscita a superare indenne quella che ha definito un «deserto dei Tartari».

«Giravo il mondo e pubblicavo ricerche, mentre gli altri lì dentro per vedere il proprio nome da qualche parte avrebbero dovuto andare in tipografia e ordinare biglietti da visita. Non c’era nessuno stimolo, nessun confronto tra pari, il tempo passava senza portare con sé segni di cambiamento». Cambiamento che invece è giunto con la cattedra di astronomia all’università di Trieste, dove tra l’altro è stata la prima donna italiana a dirigere l’osservatorio astronomico.  Tra i ricordi positivi che la “signora delle stelle” ha serbato della Brianza ci sono però le lunghe gite in bicicletta e la natura.

L’astrofisica di fama mondiale viene ricordata così dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Apprendo con commozione la triste notizia della scomparsa di Margherita Hack, personalità di grande rilievo del mondo della cultura scientifica, che con i suoi studi e il suo impegno di docente ha costantemente servito e onorato l’Italia anche in campo internazionale. Ella ha rappresentato nello stesso tempo un forte esempio di passione civile, lasciando una nobile impronta nel dibattito pubblico e nel dialogo con i cittadini. Partecipo con sinceri sentimenti di vicinanza al cordoglio di tutte le persone che l’hanno avuta cara”.